SFORZINI, IO HO SCELTO

Sforzini, ti rivolgi agli “uomini e alle donne liberi che sono ancora dentro Futuro Nazionale”. Bene. Io sono uno di loro e ti rispondo a titolo personale, con la mia voce e le mie idee. Non parlo per conto di nessuno, anche se non credo di essere il solo a pensarla così.

Nella storia abbiamo conosciuto tanti Generali. Alcuni hanno vinto, altri hanno perso. Ma per me la vera differenza la fa chi ha il coraggio di scegliere e, soprattutto, di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Io ho scelto liberamente di camminare al fianco di un uomo nel quale ho riposto la mia fiducia politica.

E sottolineo una parola: scelto.

Tu chiedi: uomini liberi o comparse?

Io rispondo per me: uomo libero, proprio perché scelgo con la mia testa e rispondo delle mie decisioni.

Essere parte di una squadra significa anche sapere che non tutte le decisioni coincideranno con ciò che ciascuno di noi avrebbe voluto. Ci sono momenti per confrontarsi e momenti nei quali bisogna accettare le decisioni prese e continuare a lavorare, senza trasformare ogni divergenza in una polemica.

La mia fiducia non è una fiducia a convenienza.

Per me far parte di una squadra significa anche questo: lealtà, disciplina, rispetto dei ruoli e responsabilità verso una scelta compiuta liberamente. Perché non si può marciare insieme se, davanti a ogni difficoltà, ognuno decide di prendere una direzione diversa.

La marcia insegna anche questo: non si spreca fiato inutilmente. Si guarda avanti, si continua a lavorare e si mette un passo davanti all’altro.

Io continuerò a fare la mia parte: territorio, persone, gazebo, chilometri e tanto olio di gomito. Con un ruolo o senza un ruolo, nelle giornate facili e in quelle difficili. Perché il mio impegno non nasce da una carica. Nasce da una scelta.

E so perché continuo a marciare. Lo faccio per ciò in cui credo e anche per i miei figli e i miei nipoti. Per poterli guardare un giorno e dire loro che, quando è arrivato il momento di scegliere, non sono rimasto fermo a guardare.

Ho scelto. Ci ho messo la faccia. Mi sono assunto la responsabilità della mia scelta.

Quindi, Sforzini, alla tua domanda rispondo così:

scarponi ai piedi, zaino in spalla e in marcia.

Con disciplina, costanza e lealtà. Un passo dopo l’altro.

Da uomo libero. Al fianco del Generale che ho scelto.

Perché in una battaglia si può vincere o si può perdere, ma un soldato che resta leale al comandante che ha scelto ha già vinto la sua guerra.

Io ho scelto. E continuo a marciare.