MARTUCCI FN «DUE MORTI, DUE REAZIONI COMPLETAMENTE DIVERSE. QUESTA È L’INDIGNAZIONE SELETTIVA DELLA SINISTRA»

Mentre anche a Bolzano si è svolta una manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna durante un intervento delle Forze dell’Ordine e sulla quale sarà la magistratura ad accertare con rigore fatti ed eventuali responsabilità, è arrivata la notizia della morte di Monica Esposito, la donna italiana di 55 anni travolta il 16 maggio a Modena da un’automobile lanciata contro la folla.

Monica Esposito ha lottato per oltre due mesi tra la vita e la morte. Ieri il suo cuore ha smesso di battere. Eppure non abbiamo assistito alla stessa mobilitazione, agli stessi appelli, agli stessi slogan e alla stessa partecipazione pubblica.

È questa la solidarietà che una parte della sinistra dice di rappresentare? Una solidarietà che si manifesta immediatamente quando un episodio diventa occasione per puntare il dito contro le Forze dell’Ordine, ma che rimane in silenzio quando la vittima è una donna italiana uccisa in un drammatico episodio di violenza?

La morte di Abderrahim Fakir merita verità e giustizia, senza processi sommari e nel pieno rispetto del lavoro della magistratura. Allo stesso modo, la morte di Monica Esposito merita identico rispetto, identico cordoglio e la stessa attenzione da parte dell’opinione pubblica.

A Bologna, dopo la manifestazione per Fakir, numerosi appartenenti alle Forze dell’Ordine sono rimasti feriti negli scontri. Anche nei loro confronti non abbiamo visto la medesima solidarietà da parte di chi oggi scende in piazza.

Il paradosso è evidente: anche la manifestazione svoltasi oggi a Bolzano è stata resa possibile proprio dalle donne e dagli uomini delle Forze dell’Ordine, gli stessi che ogni giorno garantiscono il diritto di manifestare anche a chi li critica e li accusa, spesso prima ancora che la magistratura abbia concluso il proprio lavoro.

Se verranno accertate responsabilità individuali, dovranno essere perseguite con fermezza. Ma è profondamente sbagliato trasformare un’indagine ancora aperta in un processo politico contro l’intero corpo della Polizia, dimenticando contemporaneamente gli agenti rimasti feriti e il servizio quotidiano svolto da migliaia di operatori.

Rifiuto ogni forma di indignazione selettiva. La vita di Monica Esposito non vale meno di quella di Abderrahim Fakir, così come la sicurezza degli agenti feriti non vale meno dei diritti di chi manifesta.

Il dolore non dovrebbe avere nazionalità, appartenenza politica o convenienza ideologica. Quando la solidarietà viene concessa solo in alcuni casi e negata in altri, non siamo più di fronte a un principio di giustizia, ma a una evidente forma di demagogia.

Giuseppe Martucci
Consigliere comunale di Bolzano
Futuro Nazionale